Ha attraversato la mia vi(s)ta nel frattempo di un semaforo.
Camminava con lo sguardo perso in un punto chissà dove, smarrito, ma con un andamento e delle movenze e una compostezza che facevano intravedere una rara dignità, la dignità che però i suoi vestiti avevano ormai perduto, logori e sporchi com’erano.
La sua cartella di pelle consunta tenuta sottobraccio col manico rotto che penzolava nell’aria, mostrava un passato di lavoro da impiegato o da rappresentante, ma ora il campionario lucido e colorato era solo un ricordo.
Dopo i primi passi indecisi, alza per un momento lo sguardo al semaforo e i pensieri si fanno più lucidi.
Pensieri e piedi che reggono gli sguardi degli altri e che decisi puntano su quello che ora sa di non aver logorato: l’affetto dei suoi cari, il loro rispetto… è verde e tutto implacabile scorre via lontano.