A volte sono le piccole cose che ci sorprendono, i piccoli particolari… ma non questa volta, questa volta è la cosa più grande che mi ha sorpreso: era li, – veramente è li da diversi secoli – ma non ci avevo fatto caso o comunque non abbastanza, almeno fino ad oggi. Di cosa parlo? Del fiume, in questo caso del Tevere visto che mi trovo a Roma, ma la stessa cosa vale per tutti i fiumi che scorrono nelle grandi città. Ma veniamo al punto.
Questa mattina salgo in bici. È una bella mattina di agosto e la temperatura non promette tregua, ma per fortuna il sole non ha ancora preso del tutto servizio, magari è ancora intento a fare colazione o si è attardato a leggere il giornale. Comunque, metto il naso fuori e vedo che non ci sono molte macchine in giro (il giornale stamattina deve essere particolarmente interessante!). Mi avventuro sulla strada consolare anziché andare a cercare la pista ciclabile, che a Roma può essere trovata solo da esperti speleologi. Ad ogni modo, dopo varie salite e discese, balli di San Vito sui sampietrini, arrivo fino alla riva dove si trova la ciclabile. Già altre volte mi era capitato di percorrere la ciclabile del Tevere e la sensazione che sempre prevale è lo scoprire come la città vista dal basso della riva del fiume appaia diversa. Si riconosce il punto in cui passo grazie ai ponti, ognuno diverso, ai monumenti, chiese e palazzi più evidenti e anche famosi, ma sono diversi visti dal fiume. La stessa Roma è diversa. Il fiume sembra insinuarsi nella città di nascosto, senza che se ne accorga o quando se ne accorge è tardi e la si sorprende così, senza che abbia tempo di rassettare le stanze, anche con qualcosa fuori posto o i piatti della sera prima ancora da lavare. Insomma come entrare dalla porta di servizio non più usata, di cui ci si è anche dimenticato l’esistenza.
E poi la vita diversa che c’è sugli argini. C’è tutto un mondo lungo il fiume: barchette e case galleggianti, gente che fende l’acqua con la canoa, persone appollaiate sulla riva intenti a pescare (cosa peschino non so, ma viste le acque qualsiasi cosa sia mi auguro di non ritrovarmelo davanti nel piatto!)
Per non parlare della fauna: anatroccoli che sguazzano in acqua e ogni tanto si immergono per pescare o per rinfrescarsi (in entrambi i casi, anche in questo caso, spero di non trovarmi mai nel piatto né l’anatroccolo, né le loro prede).
Ad un certo punto mi accorgo che non ero l’unico ad osservare gli anatroccoli: sulle rive era pieno di piccioni che osservano gli anatroccoli e di gabbiani che osservano i piccioni con aria interessata. Non so quanti hanno visto dei gabbiani da vicino, beh molti di questi sono paffuti come galline, ma con un piglio da gallo, tanto che da come ti guardano capisci che sei tu l’intruso e allora, senza disturbare, tiri dritto.
La ciclabile prosegue staccandosi dal fiume e salendo su verso la strada, ma non me ne curo e proseguo lungo le rive. Il fondo si fa meno liscio con molti più sassi, ma proseguo perché voglio vedere dove va a finire. E di questa scelta vengo ripagato: dove la riva fa una lieve curva si apre uno scorcio del fiume senza o quasi costruzioni, la strada e i palazzi non si vedono, ma le rive sono piene di cespugli e vegetazione. Sembra di non essere a Roma, ma in qualche tratto nella campagna fuori città.
A questo punto la scoperta e la sorpresa che dicevo all’inizio: mi rendo conto che il fiume è stato li da sempre ed è la città che è stata costruita attorno. Insomma, è la città che aveva bisogno del fiume, lui invece, visto come è trattato ne avrebbe fatto benissimo a meno! In quel momento ho visto i palazzi, i ponti e tutte le costruzioni sotto una luce diversa: appendici provvisorie, messe li, ma meno importanti rispetto al fiume che continua a scorrere quasi senza curarsene.
Ma badate il mio non vuole essere un discorso di natura ecologista, di più, è proprio un ribaltamento della visuale che in fondo è anche banale lo riconosco, ma da sotto a livello del fiume non lo era affatto.
Poi lo sguardo di due gabbiani che si avvicinavano probabilmente per chiedermi i documenti e lo scopo della mia visita, mi hanno convinto a tornare indietro per riprendere la ciclabile e cominciare a capire come tornare a casa, visto che il sole aveva ormai timbrato il cartellino e preso pieno servizio.
